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MA NULLA VALE QUANTO IL CONTATTO UMANO

Già nulla vale quanto quello scambio di emozioni "vero" che va oltre un freddo scambio di frasi scritte al computer...ed è quello che le Streghette di Luna desiderano trasferire a chi si rivolge loro. Anche un freddo computer, può animarsi e trasmettere calore, se dietro il monitor c'è un cuore grande.

"Né il grado di intelligenza, né le abilità, né gli istinti, né il temperamento, né il carattere di una persona sono determinati per il suo gruppo familiare, per il suo gruppo relazionale e sociale. Queste qualità appartengono quasi interamente alla propria personalità. Essi sono parzialmente determinati dall’eredità e sono anche il risultato delle esperienze pre-terrene per le quali è passato ogni essere umano.
Eppure il gruppo familiare, conforma il comportamento sociale dell'essere umano, determina il suo modo di reagire di fronte ad altre persone; la capacità o meno di farsi amici, il modo in cui la persona trova cameratismo e unione con gli altri, perfino la scelta di un marito, una moglie un compagno è profondamente influenzata dagli effetti della costellazione familiare ed educativa.

Tutti i modelli sociali sono guidati e conformati dall’esterno dall'uso delle forze fondamentali che stabiliscono le relazioni delle persone tra di loro: il potere del contatto. Che cosa è questo contatto umano? Quali sono le forze nell'essere umano alle quali possiamo attribuire poteri speciali che ci qualificano a trovarci con altre persone? È per caso possibile definirli e descriverli?

Tutti noi conosciamo persone che riescono ad avere facilmente contatto con qualunque classe di individui. Quando entrano in una stanza dove ci sono altre persone riunite, saranno presto il centro della riunione. La gente si raccoglie intorno a loro perché si sentono sicuri e coperti dalla loro vicinanza. Hanno una parola amichevole per ognuno, un sorriso, un sguardo incoraggiante, una sincera stretta di mani.
Altri, invece, hanno un'enorme difficoltà a trovare amici e a stabilire contatto con gli altri. Sono timidi, ritrosi, e solo con un enorme sforzo sono capaci di entrare in una conversazione. Tra questi due tipi ci sono molti passaggi che determinano il comportamento sociale di ogni individuo.

In condizioni patologiche, le qualità delle relazioni umane, possono andare da un estremo ad un altro, possono aprirsi smisuratamente oppure perdersi. Nella psicologia di Jung, questi due tipi sono descritti come personalità estroverse ed introverse. “L’estroverso pensa, sente, agisce in relazione alla realtà oggettiva che lo circonda; devia il proprio interesse dall'individuo fino all'oggetto, orientando se stesso rispetto a quello che si trova fuori di lui. Con l'introverso, il fattore soggettivo, interiore è il punto di partenza del suo orientamento ed all'oggetto (alla realtà oggettiva) è concesso un valore più secondario ed indiretto. Questo tipo di persona, in una data situazione, inizialmente retrocede, come con un inespresso "No" e solo allora segue la sua vera reazione.", e Jung stesso è dell'opinione che "introversione o estroversione, come atteggiamento tipico, significano un pregiudizio essenziale che condiziona tutto il processo psichico, stabilisce le reazioni abituali e determina in questo modo, non solamente lo stile di comportamento, ma anche la natura dell'esperienza soggettiva."

Non vi è dubbio che questi due tipi fondamentali di comportamento in tutte le loro molteplici sfumature e gradi hanno molto a che fare con i rapporti sociali di tutti gli esseri umani. Essi determinano la connessione il tra soggetto umano e gli oggetti che ha intorno. Ma non pretendiamo di identificare queste piccole forme di comportamento con il vero contatto umano, perché l'introversione o l’estroversione non mostra altro che la direzione dell'individuo verso il proprio ambiente. Descrive la capacità o incapacità dell'Io di trovare l'altra personalità. Ma l'atto dell'incontro, il contatto obiettivo, non è ancora spiegato quando parliamo di persone introverse ed estroverse.

Non esiste un essere umano che non abbia un elemento di introversione come di estroversione nell'insieme della sua psiche. Solamente il grado e la combinazione variano a secondo della personalità, in modo che una persona possa avere forti tendenze di espansività e pertanto appare come estroverso. Ma egli ha anche una buona quantità di introversione che può essere ben definita, benché possano apparire soggiogate da parte delle forze di estroversione. Allo stesso modo, una persona introversa ha una certa quantità di estroversione che si manifesta in momenti speciali ed in situazioni particolari.

L'essere umano è sempre ed in tutti i suoi aspetti, un essere composto da due forze opposte. Queste forze polari opposte determinano e mantengono l’altra forza confinata. Questo è anche il caso delle due polarità che si esprimono su estroversione ed introversione.
Dove nascono queste due tendenze? C'è un territorio il tutto il dominio della psiche umana che è introverso oppure estroverso? O è la stessa personalità nel suo doppio aspetto?

Non sembra che sia troppo difficile dare una risposta a questa domanda. Una semplice introspezione potrebbe aiutarci a capire il problema. Quando, per esempio, consideriamo un'idea difficile o quando cerchiamo di risolvere una questione complicata, concentriamo i nostri pensieri e ci dimentichiamo di ciò che ci circonda. Ci ritiriamo dentro il regno delle idee e tentiamo di non fare nient’altro che non sia "raccogliere i nostri pensieri." A volte arriviamo a chiudere gli occhi e a coprire la testa con le mani, indicando un atteggiamento introverso.

Molto diverso è il nostro comportamento quando siamo occupati in attività legate alla nostra forza di volontà. Qui ci dimentichiamo di noi stessi e siamo profondamente assorti nell'oggetto della nostra attività. Sia se collochiamo mattoni o vanghiamo la terra, come se facciamo un paio di scarpe o ariamo un campo, ogni lavoro di questo tipo o di qualunque altro tipo, esige una persona che si identifichi con l'oggetto. Un lavoratore che non ami il suo oggetto di lavoro sarà difficilmente capace di fare il suo compito in maniera perfetta. In ogni attività della volontà che noi esercitiamo, dobbiamo essere estroversi per farlo bene.

Ed ora riconosceremo il fatto che la fonte di introversione risiede nella sfera del pensiero, mentre ogni estroversione germoglia dal territorio della volontà. Entrambi i domini quello di estroversione e quello di introversione sono necessari in ogni essere umano perché siamo pensatori allo stesso modo in cui siamo creatori e lavoratori.
Se un uomo è troppo intellettuale, avrà una maggiore difficoltà a stabilire rapporti sociali rispetto a chi ha una tipologia più attiva. Quest’ultimo ha meno inibizioni quando incontra un'altra persona direttamente. Il pensatore sarà più indeciso e più sulla difensiva quando tenta di mettersi in contatto con altri.

Qui si trova l'origine delle due qualità che determinano la direzione di ogni contatto umano. Ma qual è la regione d'origine del contatto stesso? Ancora una volta cerchiamo di esercitare l'introspezione. Tutto quello che ci circonda, sia se è parte della natura o fatto dall'essere umano, ha una connessione speciale con noi. Noi non solo l'osserviamo e lo pensiamo; non solo lo disprezziamo o l'aneliamo. Non appena troviamo un oggetto, lo circondiamo con un manto di simpatia o antipatia. E nessuno dovrebbe pensare che una persona possa essere così obiettivo da non sperimentare né simpatia né antipatia quando trova un oggetto. Con ogni cosa ed ogni persona, sperimentiamo una sensazione immediata che emerge dalla parte più profonda del nostro essere. Lo sentiamo ugualmente con animali, fiori e piante, con pietre e cristalli. Suoni, rumori, colori ed ombre, l’olfatto ed il gusto - ognuna delle cose intorno a noi provoca un immediato contatto emozionale con noi.

Il segreto di ogni situazione di contatto è che il legame tra l'individuo e l'oggetto è di carattere emozionale. È nella sfera del sentimento che troviamo il mondo che ci circonda e lì agiamo bene con simpatia o con antipatia. E frequentemente quello che sperimentiamo non è un semplice piacere o dispiacere. Ci sono differenti sfumature di quello che è chiamato sentimento ambivalente; può essere che lo stesso oggetto ci piaccia e non ci piaccia allo stesso tempo.

Le nostre simpatie sono sempre collegate con l’estroversione e le nostre antipatie con l’introversione; l’estroversione è la tendenza della simpatia, l’introversione è quella dell'antipatia. Così dobbiamo riconoscere che tanto l’avversione che il piacere sono le ali di contatto tra l'individuo ed il mondo. Troviamo differenti scale in prossimità di entrambi i percorsi. Solamente la direzione è differente, e troppa simpatia è tanto difficile e tanto insostenibile come troppa antipatia.

Le forze sociali dell'essere umano risiedono nella sfera delle sue emozioni. Tende la propria mano alle influenze simpatiche e la ritrae di fronte a quelle antipatiche. È una specie di processo di respirazione: un'espirazione per la simpatia ed un'inspirazione per l’antipatia. Questa è la situazione del contatto umano. Avere molto, poco o nessun contatto non significa avere molta antipatia; ma neanche significa avere simpatie né antipatie bensì significa avere una molto limitata capacità emozionale.

È nella sfera della vita emotiva e del sentimento dove l'essere umano mostra il suo contatto col mondo che lo circonda. Egli si rapporta al suo ambiente sia con antipatia che con simpatia. Amore ed odio, espansività ed introversione, sono elementi necessari come strumenti per la sua esistenza sociale. Nell'infanzia impara ad esercitare questi poteri. "

Da una libera traduzione e riduzione di una lezione di Antonio Pérez Sicilia sulle relazioni umane.

DolceLuna

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"Nel complesso, si cresce quando si va al di là del recinto e del perimetro, là dove ciò che si possiede perde importanza e si fa più vicina la regione selvaggia del contatto umano"
Friz Perls

Dove c'è contatto qualcosa avviene, perciò dove c'è fissità, stereotipia, noia, o, per usare la terminologia gestaltica di figura/sfondo, dove la figura appare "scialba, confusa, priva di grazia e di energia", c' è  mancanza di contatto. Se invece, l'essere umano mantiene il contatto con sé stesso, cioè con i bisogni, i desideri, e soprattutto con le emozioni, l'organismo ha in sé tutte le risorse per muoversi "bene" nel mondo: è, questa, l'autoregolazione organismica, altro concetto fondamentale della Gestalt. Questa teoria è profondamente ottimista e, soprattutto, dà grande dignità e valore all'esperienza ed alla vita umana: una vita che si fa guidare dalla vita stessa ha in sé, per dirla con Perls, "luminosità, chiarezza, unità, fascino, grazia, vigore, liberazione"; questo naturalmente non significa che non esistano la sofferenza o il dolore, o la paura, ma che anche queste possano essere "luminose e chiare" e dotate di senso. Ed è questo che le Streghette di Luna si propongono di fare: dare un senso al dolore ed alla sofferenza, partendo dal principio che se esistono, esiste sicuramente anche il loro contrario.

DolceLuna

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